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Giuseppe Mazzini
Mi chiamo Giuseppe Mazzini, sono nato a Genova il 22 giugno 1805, mio padre Giacomo era medico e professore universitario, mia madre era una donna molto religiosa; a 14 anni mi sono iscritto all’Università degli Studi di Genova in medicina, ma, poco tempo dopo, vi ho rinunciato per iscrivermi in legge; in quell’occasione ho avuto modo di mostrare la mia ribellione nei confronti di alcuni regolamenti religiosi: non sapevo ancora che su alcuni di questi aspetti ci avrei ripensato. A 15 anni sono stato arrestato perché, pensate un po’, proprio in chiesa, mi sono rifiutato di lasciare il posto ai cadetti del Collegio Reale. Avevo 26 anni, quando a Genova passarono i Federati piemontesi, reduci dal loro tentativo di rivolta contro il nostro oppressore, e per me si era affacciata per la prima volta l’idea “che si poteva, e quindi si doveva lottare, per la libertà della Patria, la nostra patria, l’Italia. Sette anni dopo, nel 1826 ho scritto il mio primo saggio letterario “Dell’amor patrio di Dante”, e solo un anno dopo, il 6 aprile mi sono laureato in diritto civile e in diritto canonico e nello stesso anno sono diventato membro della Carboneria, un’associazione segreta con obiettivi politici; davvero un anno denso di cambiamenti!! Nel 1828 ho iniziato a lavorare nello studio di un avvocato, e come giornalista per “L’indicatore genovese” e a collaborare anche con “L’indicatore livornese”, questi giornali furono soppressi dal governo piemontese, perché, anche se sotto copertura, scrivevano di politica. Nel 1830, avevo perfettamente in mente la mia strada, e mentre viaggiavo per cercare aderenti alla Carboneria, a Genova sono stato denunciato, rinchiuso in carcere, prosciolto per mancanza di prove, e poi costretto all’esilio. La mia attività rivoluzionaria mi ha costretto a rifugiarmi a Marsiglia e in questa città ho dato vita alla Giovine Italia; gli affratellati a questo movimento politico si batteranno per costruire la nazione italiana che per noi doveva essere Una, indipendente, libera, repubblicana, e l’iniziativa popolare doveva essere il mezzo per raggiungerla. Al motto “Dio e il popolo” con i miei fratelli ci siamo battuti, fino alla morte per raggiungere questi obiettivi. Le mie idee democratiche, contrarie ad uno stato monarchico, la mia attività rivoluzionaria non si consumarono in quel 26 ottobre del ‘32 quando fui condannato a morte in contumacia, dal Consiglio Divisionale di Guerra d’Alessandria, infatti, nel 1833 sono riuscito ad avviare il mio primo tentativo insurrezionale, ma il governo sabaudo, venuto a conoscenza del complotto e sentendosi minacciato, aveva messo in atto una reazione, così spietata e feroce, che anche Jacopo Ruffini, il mio più caro amico, era stato arrestato, ed io mi sono dovuto rifugiare in Svizzera. Durante questo periodo, in accordo con altri rivoluzionari stranieri, ho dato vita ad altri movimenti politici per la liberazione e l’unificazione di altri stati europei: la Giovine Germania, la Giovine Polonia e la Giovine Europa,. Con quest’ultima sono riuscito a concretizzare il mio pensiero di libertà delle nazioni. Sono ritornato in Italia, a Milano, dopo la liberazione della città dagli austriaci, e poco dopo ho raggiunto Garibaldi a Bergamo, l’ho seguito nelle imprese, e quando nel ‘49 è stata proclamata la repubblica romana, ne ho condiviso con lui l’ esaltante vittoria iniziale, giunta dopo tanti insuccessi. Nel 1857 sono ritornato a Genova per preparare con Carlo Pisacane l’insurrezione che doveva scoppiare nel capoluogo ligure; la polizia non è riuscita ad arrestarmi, ma sono stato condannato a morte in contumacia, per la seconda volta. Ero già molto avanti negli anni quando, nel ’60 ho cercato di raggiungere Garibaldi per l’Impresa dei Mille, e con lui ho compilato e diffuso lo Statuto dell’Associazione Unitaria Nazionale. Ancora nel ’70 ho toccato il suolo della Sicilia, ma sono stato incarcerato a Gaeta e poi liberato in seguito all’emanazione di un’amnistia, concessa ai prigionieri politici. Sono morto il 10 marzo 1872, soltanto per tutti quelli che credono che le mie azioni non siano state utili, ma continuo a vivere nel cuore di tutti quelli che credono in un futuro migliore. “ Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l'anima all'umanità “ questo ha scritto qualcuno sulla mia tomba, a Staglieno.
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